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22 Aprile 2026

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Un vertice che apre spiragli, ma non scioglie i nodi

Un vertice che apre spiragli, ma non scioglie i nodi

Il vertice di Washington tra Donald Trump, Volodymyr Zelensky e i principali leader europei segna un cambio di passo nel percorso verso la fine della guerra in Ucraina. Dopo i toni aspri dello scorso febbraio, l’incontro è apparso finalmente costruttivo: sorrisi, strette di mano e la promessa di garanzie di sicurezza concrete. Un clima che, almeno nelle apparenze, restituisce speranza.

Trump ha giocato la carta del “mediatore indispensabile”: ha annunciato un maxi-pacchetto militare da 90 miliardi di dollari e ha persino avviato un contatto diretto con Vladimir Putin, ipotizzando un bilaterale Zelensky–Putin nel giro di due settimane. Zelensky, dal canto suo, ha accolto con cautela l’apertura, ribadendo però che il vero nodo resta la questione territoriale: nessuna pace potrà dirsi tale se non affronta il destino dei territori occupati.

L’Europa, rappresentata da Macron, Starmer, Meloni, Merz e von der Leyen, ha fatto da contrappeso. L’insistenza sul cessate il fuoco come condizione preliminare dimostra che il Vecchio Continente non vuole farsi trascinare in una trattativa che rischia di congelare il conflitto senza risolverlo. Qui emerge la frattura: per Trump la priorità sembra essere un accordo “rapido”, magari utile anche in chiave politica interna, mentre per gli europei serve un percorso graduale, fondato su regole chiare e garanzie multilaterali.

Il vertice dunque è stato un successo parziale: ha evitato lo scontro frontale, ha rilanciato l’ipotesi di un negoziato e ha messo nero su bianco l’impegno americano sul fronte militare. Ma i nodi restano tutti sul tavolo. Cessate il fuoco, confini, ricostruzione, adesione euro-atlantica dell’Ucraina: ogni questione è un campo minato diplomatico.

La vera prova sarà il faccia a faccia tra Zelensky e Putin. Se davvero avverrà entro le prossime settimane, sarà il primo dal 2022 e segnerà un momento storico. Ma senza una strategia comune e un fronte unito tra Stati Uniti ed Europa, il rischio è che l’incontro diventi solo un esercizio di immagine.

Il vertice di Washington ha aperto uno spiraglio. Sta ora alla politica — e al coraggio dei leader — trasformare quell’apertura in un percorso credibile di pace.

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