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21 Gennaio 2026

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Il Ponte sullo Stretto: la vittoria simbolica di Berlusconi, non di Salvini

Il socialista Impertinente

Tra le grandi opere mai realizzate in Italia, il Ponte sullo Stretto di Messina è senza dubbio la più evocata. Nonostante i decenni di dibattiti, progetti e rinvii, resta saldamente legato al nome di Silvio Berlusconi. Non perché il ponte sia stato costruito, ma perché fu lui, più di chiunque altro, a volerlo davvero.

Già nel 2001, durante il suo secondo governo, Berlusconi lo inserì tra le priorità infrastrutturali per modernizzare il Paese. Ne fece una promessa elettorale, un obiettivo concreto. Sotto la sua guida furono compiuti passi significativi: nacque la società “Stretto di Messina”, venne definito il progetto e assegnato un appalto. Il ponte divenne parte integrante di una visione di sviluppo per il Sud e di collegamento strategico tra Sicilia e continente. I lavori non partirono mai, ma la volontà politica fu chiara e costante.

Oggi il progetto è tornato al centro dell’agenda, con Matteo Salvini in prima linea. Ma va ricordato che in passato il leader della Lega aveva espresso posizioni contrarie alla realizzazione dell’opera, ritenendola non prioritaria. Una posizione che stride con l’attuale slancio. È legittimo cambiare idea, certo, ma è difficile attribuire oggi a Salvini una paternità politica del progetto.

Il Ponte sullo Stretto, se mai verrà costruito, resterà comunque legato al nome di chi per primo lo volle davvero, lo difese e cercò di realizzarlo. In questo senso, è una vittoria politica e ideale di Silvio Berlusconi. Non un simbolo, ma un impegno preciso, portato avanti con coerenza.

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