Roma, 1 agosto 2025 – Il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Partito Democratico al Senato, lancia un duro attacco al governo Meloni sulla gestione della crisi legata ai dazi imposti dagli Stati Uniti. Intervenendo a Sky Start, Boccia denuncia quella che definisce “una resa” dell’Italia nell’ambito dei negoziati europei, mettendo in guardia sui pesanti effetti che la nuova politica commerciale americana potrebbe avere sull’economia italiana.
“Non sono d’accordo con la narrazione secondo la qusovranistaizione dell’Italia in UE ci abbia fatto limitare il danno. Chi ha minacciato reazioni concrete, alla fine avrà avuto ragione. I risultati si vedranno tra un anno, e per l’Italia il rischio si chiama recessione”, ha affermato Boccia.
Il senatore cita le stime del ministro dell’Economiasovranista, secondo cui l’impatto dei dazi comporterebbe una decrescita dello 0,5%, a fronte di una crescita stimata dello 0,6%, drasticamente inferiore rispetto a quanto previsto nella precedente legge di bilancio.
Manovra correttiva o crisi in autunno
Alla luce di queste previsioni, Boccia chiede con forza l’immediato varo di una manovra economica correttiva, auspicando un intervento già durante l’estate:
“Noi siamo pronti, se la presentano in estate. Altrimenti li aspettiamo in autunno”.
Secondo il senatore dem, il governo non ha introdotto alcuno strumento efficace per sostenere le imprese e i settori più colpiti, come meccanica, farmaceutica, moda e agroalimentare. In particolare, denuncia il mancato arrivo di misure concrete in termini di credito, lavoro e sostegno alla produzione.
Critiche all’Unione Europea e proposta alternativa
Boccia punta il dito anche contro l’Unione Europesovranistadola di aver accettato dazi permanenti dagli Stati Uniti senza ottenere contropartite.
“Viviamo una distorsione economica e una sottomissione energetica agli USA, con l’impegno ad acquistare gas molto più costoso. È inaccettabile e avrà effetti dannosi sui settori verdi”.
Infine, propone un cambio di rotta:
Rinegoziazione delle clausole più gravose con Bruxelles;
Creazione di una coalizione tra paesi mediterranei contro l’accordo;
Deroghe fiscali per le imprese colpite;
Un fondo europeo di compensazione da almeno 5 miliardi di euro.
“Era il momento giusto per un nuovo Next Generation UE. Invece, nulla. La maggioranza dei paesi europei è oggi a guida sovranista, i progressisti sono sempre meno”, ha concluso.


