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30 Gennaio 2023

Chi siamo

Riccardo, morto dopo aver programmato una finta seduta di laurea

di Anna Adamo


Dire che quella in cui viviamo sia una società sbagliata non è un luogo comune.
E il fatto che siamo a dir poco ossessionati dal confronto con gli altri ne è la dimostrazione.
Ebbene si, nonostante ammetterlo ci costi più di quanto si possa immaginare, la verità è questa. Viviamo in una società che ci costringe a crescere ossessionati dal confronto con chiunque ci circondi e siamo sempre più convinti che gli altri siano migliori di noi, anche quando è evidente non sia vero.
Siamo convinti, ad esempio, del fatto che laurearsi in tempo e con il massimo dei voti ci renda più bravi di chi si laurea con qualche anno di ritardo e con voti più bassi.
Crediamo addirittura che non portare a termine gli obiettivi prefissati ci renda dei falliti.
Per non parlare, poi, della paura di deludere chi ci circonda che costantemente ci accompagna.
Ne siamo talmente dipendenti che le permettiamo di prendere il sopravvento sulle nostre vite, di mettere da parte i nostri sogni e i nostri progetti per favorire quelli altrui.
Quelli di chi ritiene che nella vita bisogna sempre eccellere, ma non sa che a volte è proprio questo voler eccellere per accontentare gli altri che può portare alla rovina, come è accaduto a Riccardo che, per paura di deludere gli altri, ha  dapprima detto di doversi laureare nonostante non fosse vero e successivamente, poiché non riusciva più a reggere il peso della bugia raccontata, si è tolto la vita a soli ventisei anni lasciando un vuoto incolmabile.
“Gli mancava un esame: Filosofia del Nursering. Era stato bocciato una prima volta ed anche una seconda, era come bloccato. In primavera, però, ci aveva raccontato – racconta il padre straziato dal dolore – di essere finalmente riuscito a superarlo, quindi avrebbe potuto iniziare a concentrarsi sulla tesi. Evitiamo di caricare i nostri figli delle nostre aspettative e ambizioni, perché a volte la paura di deluderci può diventare un peso insopportabile”.
Quelle di questo padre non sono parole qualunque.
Sono parole di chi ovviamente per il proprio figlio sperava l’avvenire migliore possibile, di chi probabilmente in quella tesi credeva più di chiunque altro, ma sono soprattutto parole di chi oggi a causa del grande dolore che lo vede protagonista ha qualche consapevolezza in più, quella secondo la quale bisogna insegnare ai figli che non si debba vivere per accontentare gli altri, ma bisogna vivere liberi da ogni condizionamento, perché l’unica strada che ci conduce verso la felicità e lo star bene con noi stessi è quella data dal fare della nostra vita ciò che si desidera.

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