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8 Dicembre 2022

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Migranti: l’eterna emergenza disattesa

di Valeria Torri

Il Mediterraneo continua a essere attraversato dalle rotte migratorie più frequenti, sfruttate dai network criminali che mettono a rischio le vite di persone disperate.

Da qualche giorno, due imbarcazioni di organizzazioni umanitarie, e cioè la nave tedesca di SOS Humanitas con 179 persone a bordo e l’imbarcazione norvegese Ocean Viking gestita dalla ONG francese SOS Mediterranee con a bordo 234 migranti, sono ferme fuori dalle acque territoriali italiane perché l’Italia sta riproponendo lo schema dei porti chiusi e dei migranti respinti alle frontiere marittime.

Il Governo italiano non vuole far entrare nei nostri porti queste due imbarcazioni e questo ha creato già un primo conflitto con la Germania che ha fatto presente all’Italia che è suo dovere accogliere queste imbarcazioni perché uno dei principi fondamentali del diritto internazionale prevede che chi è in mare vada salvato ad ogni costo.

Sembra quasi riaprirsi un vecchio scenario che abbiamo conosciuto negli anni del governo giallo-verde, quando Ministro degli Interni era Matteo Salvini.

In quella stagione la strategia dei porti chiusi ci portò a confliggere con l’intera Europa e soprattutto a respingere moltissime navi fuori dalle nostre acque territoriali.

Furono quelle le circostanze, per intenderci, che, nel 2018, condussero il leader della Lega Salvini a essere indagato per i reati di sequestro di persona e omissione di atti d’ufficio nel Caso Diciotti, la nave costretta per cinque giorni a largo di Lampedusa. In quella occasione, con un post su Twitter, Matteo Salvini dichiarò “Rischio fino a 15 anni di carcere per aver difeso i confini e gli Italiani? Ne sono orgoglioso, lo rifarei e lo rifarò ancora”. E fu di parola. Tant’ è che nel luglio del 2019 è stato nuovamente indagato per l’inchiesta relativa ai 131 migranti che vennero trattenuti per giorni a bordo della nave Gregoretti. 

Oggi, non si scambiano migranti in cambio di aiuti europei, si direbbe cinicamente. Ma la strategia del respingimento delle navi non sembra la migliore, in un momento in cui l’Italia si ritrova a dover chiedere all’Europa un occhio clemente su questioni che riguardano l’economia, per esempio, per sostenere gli aiuti a famiglie e imprese colpiti dal caro energia, o, ancora, nel momento in cui si chiedono variazioni al PNRR.

Perciò, come previsto dal primo provvedimento del Governo in tema di navi delle ONG, è stata eseguita una ispezione sanitaria a bordo della Humanity1 per individuare fragili, donne e bambini, i soli ai quali è permesso di sbarcare. Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi sottolinea che l’Italia si fa “carico di ciò che presenta problemi di ordine assistenziale e umanitario”, ma, spiega, “senza derogare al fatto che gli obblighi di presa in carico competono allo Stato di bandiera” e “senza venire meno agli obblighi umanitari su cui non faremo mai marcia indietro”. 

Conclusione: “le persone che hanno i requisiti possono sbarcare”. “Gli altri devono tornare fuori dalle acque territoriali”.

Ma per la ONG SoS Humanity il provvedimento “è illegale” perché le 179 persone soccorse sono “rifugiati, in uno stato vulnerabile, alcuni di loro visibilmente traumatizzati: hanno bisogno di cure mediche e psicologiche”. E lancia l’allarme scorte alimentari con “due pasti caldi che possono essere forniti solo per altri tre giorni”.

Contesta la posizione del Governo anche Aboubakar Soumahoro, deputato della Camera di Verdi e Sinistra italiana, che è a Catania: “Salirò sulla nave Humanity1 nelle prossime ore – annuncia sui social – se il governo Meloni terrà sospese le vite umane nelle acque territoriali italiane per propaganda ideologico-identitaria. Le vite umane si salvano. È finita la campagna elettorale. Governare è rispettare la Costituzione”. E il suo collega di partito, Nicola Fratoianni parla di “straziante e cinico gioco sulla pelle dei naufraghi da parte del titolare del Viminale”. 

Intanto nel porto di Catania, dietro uno striscione dalla scritta #portiaperti, una trentina di attivisti ha inscenato una protesta allo slogan di “tutti liberi e tutte libere”, chiedendo lo sbarco immediato di tutti i naufraghi.

Soccorrere le persone in difficoltà in mare è “un dovere morale per gli Stati membri”. Lo ha sottolineato a Bruxelles la portavoce per gli Affari interni della Commissione europea, Anita Hipper, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle tre navi ONG nel Mediterraneo che stanno cercando un porto in Italia o in Francia dove sbarcare circa 1.000 migranti soccorsi in mare. “La Commissione – ha continuato la portavoce – non è responsabile di queste operazioni, non è coinvolta né nel loro coordinamento né nella definizione dei punti di sbarco. Tuttavia, ricordiamo che salvare le vite a rischio in mare è un obbligo morale per gli Stati membri secondo il diritto internazionale, indipendentemente dalle circostanze che hanno portato le persone a ritrovarsi in situazione di difficoltà in mare”-.

Nel frattempo, il 2 novembre scorso, è stato rinnovato automaticamente, in quanto non revocato, il Memorandum tra Italia e Libia, firmato nel 2017 dal Governo Gentiloni. Con il Memorandum i Paesi sulle due sponde del Mediterraneo si impegnano ufficialmente in “processi di cooperazione, contrasto all’immigrazione illegale e rafforzamento della sicurezza delle frontiere”. 

L’Italia, quindi, rinnova gli accordi con un Paese dove permangono e si sono acutizzate continue violazioni dei diritti umani e dei diritti dell’infanzia. Chiede, a giusta ragione, che l’UE si faccia carico del problema migranti, ma – al contempo – “sceglie” di accogliere solo una parte delle persone ostaggio del mare.

Ciò che avviene, ormai da anni, sotto gli occhi di tutti, non è che un crimine contro le persone, che non meritano anche di subire sofismi burocratici ma senso di responsabilità da parte di tutte le Istituzioni coinvolte.

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