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8 Agosto 2022

Chi siamo

Craxi: “Andremo dove difenderemo autonomia ed identità”

Ecco parte dell’intervento di Bobo Craxi al Congresso del Psi

Il congresso del partito socialista ha il dovere di trarre un bilancio di questi tre anni

Di rafforzare la propria capacità di analisi e di proposta
E di fissare degli obiettivi realistici per l’avvenire.
Di cercare di riflettere e di dare risposte sulle incognite che gravano sul paese, sull’Europa ed anche sull’ umanità intera.

In questo tre anni in cui è successo di tutto considero che il lavoro svolto all’Interno sia stato all‘altezza. Enzo é stato bravo e ciascuno di noi lo ha aiutato come ha potuto. In una situazione ereditata non semplice in un contesto Politico molto proibitivo.

Sono circostanze quelle in cui noi viviamo ed agiamo assolutamente straordinarie

E noi ci troviamo nella situazione anomala di essere una forza politica ultraminoritaria che si porta sulle spalle una tradizione nazionale ed internazionale di straordinaria importanza che tuttavia ha pagato forse più di altre il prezzo della crisi politica ed istituzionale italiana che in questi trent’anni si é vistosamente aggravata. La distruzione dei partiti ha lasciato un vuoto e colpevolmente si è osservato in modo pressoché inerme il progressivo deperimento della democrazia italiana la cui debolezza e decadenza é rappresentata dall’assenza spaventosa di partecipazione democratica al voto ed alle attività democratiche.
Nonostante questo noi giustamente continuiamo a ragionare, a proporre nelle circostanze possibili, senza complesso alcuno perché siamo forti nelle nostre radici antiche e crediamo fermamente ancora nel cambiamento di questo stato di cose.
Ma Non vanno bene le cose della politica in Italia ed il sistema italiano non sta dando segnali che incoraggino una condizione istituzionale diversa, nuova e soprattutto convincente. Né appaiono rinsaldate nei loro principi, nei loro programmi le forze politiche che incontrano il favore dei sondaggi in virtù di politiche che cavalcano l’insoddisfazione più che generare proposte che tengano conto del principio di realtà.

Il Governo Draghi che seguiva due governi di segno opposto era il governo dell’intesa nazionale, poi si è trasformato nel governo di unità nazionale salvo intese, oggi è chiaramente un Governo senza più intese chiamato a gestire una emergenza internazionale e nazionale in piena fibrillazione pre elettorale.
Il Partito delle elezioni anticipate colpisce diviso ma marcia unito. Con significativa approvazione di Mosca, mentre i problemi del paese richiederebbero mesi di stabilità.
Nonostante vi siano significativi segnali di ripresa in seguito alle politiche adottate dal Governo Draghi il rapporto sulla povertà dell’Istat é impressionante perché ci dice che sono triplicati dal 2005 gli italiani che vivono in povertà assoluta, sono oltre cinque milioni e mezzo.
Mentre Oltre 170.00 Sono stati i morti italiani a causa della Pandemia, sei milioni nel Mondo
Sono raddoppiati gli africani morti nel canale di Sicilia, l’instabilità politica mediterranea regna sovrana.
La Guerra ha aggravato le condizioni di instabilità economica del paese, innalza la spinta inflattiva, modifica non solo l’assetto geo-politico ma impone delle scelte strategiche di lungo periodo per l’Italia e per L’Europa, sul terreno della sicurezza sul complesso tema dell’Energia sul quale insistono scelte della cosiddetta transizione ambientale i cui costi verranno inevitabilmente scaricati su chi è meno in grado di sostenerli. Ed è per questo osservando i provvedimenti adottati dal Governo Spagnolo, sui trasporti pubblici e sulla stessa energia non possiamo non incoraggiare e spingere il nostro governo a fare altrettanto. Diversamente misure anti-popolari saranno il detonatore , che farà ripartire nuovamente il populismo in tutta Europa e in Italia si può ripresentare in forme anche più radicali di quanto, almeno per ora , non si siamo presentate.

É per queste ed altre ragioni che siamo costretti a ragionare certamente come una forza minoritaria della politica italiana ma nondimeno dobbiamo generare uno sforzo
di comprensione della mole delle questioni che sono venute a galla e cercare di dare un contributo di esperienza critica e pratica per sostenere tutti coloro che, senza demagogia alcuna, ma con piglio sinceramente riformatore intendono trovare una strada utile, politicamente compatibile per venire a capo delle questioni e per tentare di governare la fase che sta avanzando.

Innanzitutto la pace ed una prospettiva che tenti ridisegnare il possibile dopo guerra.
Noi non abbiamo creduto all’operazione speciale di “denazificazione” dell’Ucraina.
Territori contesi non possono essere la ragione di un’aggressione così violenta e cinica.
“La durata della denazificazione” cito un teorico della operazione speciale di Putin “non può essere in alcun caso inferiore ad una generazione” ed ancora “la denazificazione sarà inevitabilmente una deuropeizzazio ed una deucrainizzazione”
Di fronte a tali deliri ideologici era assolutamente naturale che il Mondo libero e democratico reagisse come ha reagito ed ha fatto bene.
Ma alla constatazione che di fronte allo sgretolarsi del fragile equilibrio fondato su una Globalizzazione priva di guida fosse necessario dare una risposta politica la reazione che si è avuta, tranne la giusta affermazione di principio ed il sostegno ai resistenti ucraini, non è stata all’altezza.
Il G-20 si è praticamente dissolto senza un documento che ne rilanci gli impegni politici.
Non c’è stata una iniziativa che rilanci l’Unita Europea che sia soprattutto politica.
Piuttosto assistiamo al rafforzamento dell’Alleanza Atlantica, l’allargamento indotto della NATO che non si fonda su intese democratiche quanto piuttosto su una strategia di contenimento di eventuali offensive militari.
Non possiamo dire che la NATO sia un’alleanza fondata su valori comuni.
E considero il cedimento, anche del nostro Governo, nei confronti della Turchia una grave contraddizione che andrebbe corretta. Esiste una questione Che riguarda la sovranità dell’Ucraina, ma esiste anche una questione Curda e aggiungo continua a persistere una questione Palestinese che non dobbiamo ignorare.
Vi sono ragioni dei popoli profonde che non possiamo ignorare; Popoli che costruiscono la propria identità e la propria cittadinanza nel tempo e con l’esperienza di vita in comune; la vicenda Ucraina dimostra questo, la difesa di una identita e di un popolo fondato sulla cittadinanza.
É sacrosanto quel che si propone e si intende fare per affermare lo ius soli e oggi il diritto di cittadinanza italiano in base al curricolo scolare. Ma é più importante è ci dobbiamo battere per affermare e porre il problema della Cittadinanza Europea.
Anche l’Africano che vive in Italia è cittadino europeo. Non possiamo bloccare shengen e non porsi il problema e la necessità di non rendere apolidi centinaia di migliaia di figli di immigrati che vivono in Europa.
Guardiamo al Mediterraneo senza occhi ostili e cerchiamo di capire che esso come diceva Braudel é “mille cose insieme; non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi, non una civiltà ma una serie di civiltà, una sull’altre” che hanno l’obbligo di vivere assieme, progredire assieme in pace in sicurezza e nella prosperità.
Viviamo in un Mondo interdipendente, piccolo e maledettamente inquinato; il Covid 19 ha messo a fuoco fra le altre cose la fragilità delle nostre democrazie.
Ma ha messo a nudo anche la nostra vulnerabilità e la nostra fragilità di esseri umani e quanto sia miope sottovalutare la nostra fragilità di esseri umani, in quanto “corpi e menti esposti alla sorte dell’inaspettato” per dirla con il filosofo.
Per questo non esistono ricette preconfezionate per affrontare le sfide dell’oggi. E per questo anche il nostro armamamentario politico ed ideologico richiede continui adattamenti, continui aggiornamenti, capacità di interpretare il nostro tempo innanzitutto sapendolo capire.

Compagne e Compagni;
Un’Europa più forte ed Unita innanzitutto politicamente può e deve essere la risposta al nuovo disordine mondiale.
Europa Politica che rafforzi la propria funzione e non sia solo la cinghia di trasmissione della BCE e dell’alleanza militare.

La forza del socialismo europeo resta per noi un punto di riferimento ideale, nella crisi dell’internazionalismo politico.
É una prospettiva a cui tendere; ne siamo stati i fondatori dobbiamo immaginare di poter tornare ad essere dei buoni contributori in termini elettorali e di eletti.
Vi sono altre tendenze politiche non socialiste che hanno aderito al partito de socialismo europeo dopo essere entrati ed usciti; questo è un fatto positivo in Chiave europea lo è anche in prospettiva nel nostro paese.
Non penso vi debba essere però in Chiave elettorale italiana una trasposizione automatica od obbligatoria.
Se così fosse stato il partito fratello non avrebbe scaricato i socialisti nel 2008 e tenuti fuori dall’esecutivo nel 2013.
Un rapporto aperto ma non esclusivo. Noi dobbiamo rivendicare la nostra specificità socialista italiana, la nostra laicità, i valori del garantismo opposto all’ottuso e perseverante giustizialismo, lo stesso garantismo che come ci ha ricordato Ugo Intini nel suo libro magistrale faceva dire a Nenni nel 1974 che vi fosse un rischio di corporativismo e di partitismo nella magistratura italiana; é stato un errore amici del PD boicottare ed osteggiare il Referendum per due ordini di motivi: nel merito e perché si incoraggia la scelta della diserzione alle urne come scelta e proposta democratica ai cittadini. Noi rivendichiamo la nostra identità e respingiamo i tentativi ripetuti di cancellarci dalla storia politica e democratica di questo paese;
Dialoghiamo con le forze che si rendono disponibili;
Promuoviamo una concentrazione democratica e repubblicana che porti il paese fuori dalle secche; manteniamo vivo il dialogo con le forze sociali, sindacali, con le minoranze che si battono per i diritti, con le espressioni del reale disagio del paese che si battono senza demagogia e senza usare il linguaggio della distruzione anti sistema.
Il populismo è una malattia non una medicina anche quando indossa il doppiopetto.
Superiamo il complesso di inferiorità e cerchiamo di integrare la nostra Storia con il Futuro.

Dobbiamo convergere dove è meglio difesa ed esaltata la nostra autonomia e la nostra identità. Senza avere paura dell’isolamento.
Allontanandoci da tentazioni frontiste, dico ai compagni non osserviamo il caso francese come prospettiva possibile, i socialisti si sono ritrovati ultra minoritari e non hanno neanche subito la persecuzione politica e giudiziaria come noi. Non si accettano condizioni quando sono umilianti cerchiamo di risalire le nostre posizioni elettorali dove esse possano trovare una collocazione ed una chance di riuscita senza abbandonare, beninteso, il terreno della sinistra democratica.

Sono d’accordo con Chi afferma che il passato non può essere una zavorra. Avverto tutto via il presentismo e il programmismo é quello che toglie respiro a qualsiasi politica ed é quello che violenta qualsiasi identità.
Il presentismo di chi vede e legge i problemi e li cavalca con un massimalismo che si scontra con il realismo.
Il programmismo delle Agende che non tengono conto della evoluzione continua dei problemi e ignorano i richiami che provengono da una Società che è sofferente, dalle classi sociali che arrancano, dai lavoratori che non hanno salari adeguati, da giovani e donne che non trovano collocazione nel ciclo produttivo o sopravvivono in stato precario permanente.
Il programmismo della Globalizzazione e i piloti automatici che ignorano o fingono di
Ignorare lo scandalo dell’insopportabile divario di salari fra lavoratori e manager d’azienda a cui non si intende mettere un tetto, cosa che hanno fatto gli svizzeri e non noi europei.
Per non parlare dei cosiddetti GigaCapitalisti che da soli valgono più di molti Stati e che possono manipolare il mercato economico e, peggio ancora, le democrazie e i voti politici senza che nessuno chieda loro conto e soprattutto senza far pagare loro i dazi che equità e giustizia richiederebbero Anche questa é la Globalizzazione senza regole
Lasciamo allora agli altri il vizio di giudicare il passato che con tutti o suoi difetti ma il passato imponeva giustizia sociale e aveva delle regole da far rispettare.Almeno noialtri una storia ce l’abbiamo e andarne fieri non significa esserne condizionati sino allo spasimo.
Però non è sbagliato voltarsi all’indietro.
Senza nostalgia. Sentimento nobile con cui non si fa una politica.
In questi giorni si è celebrato l’anniversario della vittoria italiana ai mondiali.
Molti non erano nati.
Paolo Rossi era in ragazzo come noi come racconta una bella canzone.
E chi non ricorda L’Urlo di Tardelli e Io nostro amato Sandro Pertini.
Era l’Italia che aveva sconfitto la Germania e stava sconfiggendo il terrorismo e l’inflazione. E non dobbiamo mai dimenticare che quelli furono risultati straordinari che portano la firma e l’impegno dei Socialisti Italiani.
Non possiamo che augurarci che l’Italia ritorni ad essere quella degli ottanta che possa sconfiggere la guerra, la miseria e l’inflazione e che i socialisti possano contribuirvi a farlo. Dobbiamo farlo innanzitutto con la lotta politica come spesso ama ricordarci Rino Formica. Il più saggio della nostra dolente Comunitá.

Noi siamo il partito socialista non dimentichiamolo. Con la nostra storia che tutti ci invidiano, con la nostra collocazione internazionale che tutti perseguono, con la nostra recente storia di resistenza che tutti ci ammirano.
Con i nostri voti.. no quelli no.
Ma i saldi elettorali non possono essere una scusante o un’aggravante per abbandonare la Nave ogni volta che va alla deriva o sta per affondare.
Io ho partecipato al naufragio principale alle conseguenti diaspore ed al ritorno della navigazione con la Costituente ed a quando la barca si è arenata di nuovo. Dei 16 rifondatori del partito socialista siamo rimasti in 4 o 5…
salvate le testate socialiste, saluto l’ultimo arrivato come il frutto di una importante conquista e di questo ringraziamo Oreste e sopratutto Giada.
Attorno a me ho visto compagne e compagni contemporaneamente far carriera, farsi eleggere con noi e poi andare a fare i mozzi per altri vascelli. Me ne compiaccio, però, però.
Non userò la tribuna per polemizzare con questo o con quello, dovrei farlo anche con le persone a me più care.
Però. Però la si pianti di dare lezione di socialismo a chi è rimasto nel Partito Socialista.
Io, lo sapete. Sono figlio di un figlio del Partito. E come Garibaldi quando mi è stato chiesto di guidare la lista nella Capitale d’Italia ho detto obbedisco. Sapendo che andavo contro un muro e non ero diretto con la biga al Campidoglio.
La cosa che non si poteva sopportare era il vociare odioso degli ex socialisti. Da destra, da sinistra e da questo benedetto centro.
Lo spettacolo pietoso dei vecchi dirigenti
Che candidano i loro congiunti ovunque ma mai nel Partito Socialista Italiano.

Ho concluso ; anche per questa ragione sono ancora grato al Partito per avermi concesso l’onore di commemorare mio padre alle celebrazioni genovese del 130º anniversario. Il suo impegno di una vita che coincise con la Lotta Politica dei Socialisti.
É stato un onore ed un emozione. Vi ringrazio ancora.
Abbiamo ricordato la nostra storia e tutti i compagni lo hanno fatto in modo magistrale.
Vorrei concludere rammentandone due che fanno parte a pieno titolo del nostro pantheon e che non trovarono posto.
A lui si debbono innanzitutto le scelte di politica energetica del primo Centrosinistra, e quella nazionalizzazione dell’energia che oggi sarebbe di grande, grandissima utilità per ragioni di equità e di uguaglianza.
L’energia mandata sul mercato nel grande shopping che é stato possibile grazie a mani pulite.
Riccardo Lombardi resta per noi un punto di riferimento politico; fu tante cose nella sua vita Riccardo, spesso lo si associa all’alternativa ed alle posizioni più affini alla sinistra comunista; rammento che Lombardi nel ‘48 come Saragat condusse una battaglia politica all’interno del partito per mantenere l’autonomia e per aderire al campo occidentale di cui oggi noi facciamo parte.
Fu per questo che molti giovani gli si avvicinarono.
Fra di essi un compagno che manca, a me come penso a molti di voi e che sarebbe utilissimo in questa bufera internazionale nella quale siamo immersi: sto parlando di Gianni de Michelis.
Gianni non si arrese e cercó di ricostruire una posizione socialista, incoraggiava i più giovani. Esondante e spesso ondivago fu un uomo politico generoso.
Vedeva lontano ed anticipava spesso temi, problemi
Scenari del mondo in cui viviamo.
Lo ricordo in una drammatica assemblea socialista nell’autunno del 1992
Da un lato confusi propositi novisti dall’altra una difesa dell’integrità e dell’identità del socialismo italiano.
Sembra di rivivere la situazione attuale.
Si domandava : “Quali di tanti aggettivi confusi, insignificanti è in grado di evocare ovunque nel mondo più cose e più concetti una parola sola come l’aggettivo socialista;
…e in ogni caso io dó a me stesso una parola di speranza: qualcuno di noi pagherà dei prezzi, andrà, forse pagheremo tutti, forse sbaglieremo e verremo spazzati via… ma comunque, non più tardi di qualche anno, anche se scomparissimo tutti, arriverà uno un giovane qualsiasi, pianterà in Italia la bandiera del partito del socialismo europeo – del partito dei socialisti europei – e sarà ancora egli e non altre forze altre confusioni altre alleanze una grande forza e forse la grande forza politica democratica di questo Paese..”

Quel giovane, quei giovani, Gianni sono arrivati hanno ripiantato quella bandiera.
Non perdetevi d’animo.
Saremo, sarò sempre al vostro fianco.

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