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2 Luglio 2022

Chi siamo

Il Paese del doppiopesismo. La moralità doppia si chiama convenienza 

Ci sono dei temi rispetto ai quali è necessario essere impertinenti, perché l’impertinenza porta spesso a dire cose impopolari ma terribilmente vere.

Qualcuno, però, deve avere il coraggio di dirle come stanno le cose, per amor di verità.

L’Italia è il Paese – oltre a tutta un’altra serie di difetti, incongruenze, criticità di cui siamo ricchi – del doppiopesismo, quello nel quale la legge ai nemici si applica e agli amici si interpreta, dei distinguo e dei paradossi.

È anche un Paese – per storia, tradizione e cultura – bigotto, retrogrado e maschilista, che accettava, fino a qualche anno fa, il delitto d’onore e considerava lo stupro reato contro la moralità pubblica e non contro la persona.

Bene che ci siano stati dei progressi; bene le condanne, bene la modernità.

Siamo anche, però, un Paese terribilmente corporativo – forse uno dei lasciti più resilienti e duraturi del fascismo – dove la logica del clan è imperante.

A cosa mi riferisco, giusto per fare chiarezza? A due “casi” degli ultimi giorni che hanno destato scalpore proprio perché non hanno destato scalpore. I protagonisti? Blanco, ultimo vincitore del Festival di Sanremo insieme a Mahmood, e Nicolò Zaniolo, anch’egli fresco d’alloro, con la conquista della Conference League con la sua Roma.

Cosa è successo?

È successo che, durante il suo ultimo concerto a Bologna – sempre molto seguito, partecipato e coinvolgente – il cantante bresciano ha concluso l’esibizione come fa sempre: mezzo nudo e tra i suoi fans.

Una benpensante ragazzuola ha ben pensato – da benpensante quale è – di saggiare la consistenza della dotazione genitale del ragazzo apponendogli sopra le sue tozze cinque dita. Così, giusto per farsi un’idea.

Immortalata dal video di un’altra fan, le immagini hanno presto fatto il giro del web, accompagnate dai commenti più vari e fantasiosi.

Beh, direbbe qualcuno, sarà stato contento l’accaldato Blanco di cotante attenzioni. Ne avrà beneficiato la sua virilità, il suo machismo.

Ed invece quello che è successo è, o perlomeno dovrebbe essere, penalmente rilevante, non solo perché la mano era proprio lì, sul pene, ma anche perché – a parti inverse – sarebbe giustamente successo il finimondo.

Ci siamo indignati – questo giusto per ricordarlo a tutti, me stesso in primis – per il bacio non consensuale del principe a Biancaneve… qui, invece, pare vada tutto bene.

Può mai essere che un uomo rifiuti amichevoli affettuosità di questo tipo?

Il secondo caso è più complesso ed arzigogolato. Ma neanche tanto se si pensa che Renato Zero lo cantava già nel 1978: un banale triangolo.

Quello tra Nicolò Zaniolo, della Roma, Mattia Zaccagni, della Lazio, e la bella Chiara Nasti.

Dopo aver avuto un flirt col romanista, la ragazza si è legata al laziale rimanendo subito incinta. I tifosi romanisti hanno quindi organizzato una piccola vendetta, intonando il coro: “er figlio de Zaccagni è de Zaniolooo…”.

Non piacevole, ci mancherebbe. E lui, forse, avrebbe potuto fare qualcosa in più per fermarlo.

Sta di fatto che, complice la vittoria della Lupa in Conference League, il coro ha avuto un’eco abbastanza smisurata, diventando virale sui social.

La risposta della Nasti non si è fatta attendere ed è stata piccatissima: “con quel gamberetto non si sa già come ne abbia avuto uno…”, riferendosi al primo figlio del calciatore, nato da una precedente relazione nell’estate scorsa.

Dunque, Zaniolo avrebbe “un gamberetto”. Uno shaming bello e buono. Ma, ci sembra di capire, questa sta diventando un po’ la sagra degli shaming, tra tifosi, calciatori e vallette che aprono la bocca e gli danno fiato. Mancano solo i nani – ops, i bassi di statura – e le ballerine e poi siamo davvero al completo.

In conclusione, la moralità non può essere doppia, diversamente si chiama convenienza. Ciascuna persona di senso compiuto è, io credo, attenta e sensibile a non urtare la suscettibilità delle donne, anche se spesso il confine tra goliardia e molestia è molto labile.

Tutti d’accordo purché, a parti inverse, valgano le stesse regole.

Il consenso dell’uomo vale quello della donna.

Il corpo dell’uomo merita la stessa tutela di quello della donna.

È questa l’uguaglianza.

Un impertinente

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