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4 Luglio 2022

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La di Damiano dei Maneskin alla conferenza stampa sulla vulvodinia non faccia notizia…

di Anna Adamo


Esserci è il più bel regalo che si possa fare a qualcuno. È il regalo che Damiano, frontman dei Maneskin, ha fatto alla compagna Giorgia Soleri, in occasione della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge sulla vulvodinia, tenutasi qualche giorno fa alla Camera dei Deputati. Ebbene si, Damiano c’era.
Era lì, insieme a Giorgia, come “suo alleato”, come è normale che sia.
Perché, si, è normale che un uomo sostenga la donna che ama, non è affatto qualcosa di straordinario come vogliono farci credere che sia.


Del resto, è questo l’amore, esserci sempre l’uno per l’altra, qualunque cosa accada.
É normale che le sia accanto in ogni momento, soprattutto quando quest’ultima combatte per cose che con gli uomini sembrano avere ben poco a che fare, come ad esempio la vulvodinia. Che poi, non è vero che certe patologie femminili con gli uomini non abbiano nulla a che fare. Dinanzi alla sofferenza non esiste sesso che tenga, da quest’ultima, purtroppo, nessuno ne è immune.
Il vero problema di questa società sono i pregiudizi, i tabù.
É la concezione secondo la quale esistono cose che devono essere fatte o di cui debbano parlare solo le donne e cose che riguardano solo gli uomini.
Come se vi fossero davvero delle regole che permettono di fare una distinzione tra roba da donne e roba da uomini. Come se gli uomini non conoscessero il corpo delle donne o viceversa. Cosa spinga le persone a pensarla ancora oggi in questo modo non si sa, ma una cosa è certa, il fatto che la presenza di Damiano in quell’occasione faccia notizia ci permette di capire che prigionieri dei pregiudizi lo siamo fin dentro le ossa, al punto da non riuscire a distinguere le cose normali da quelle realmente straordinarie.
Ed è questo il vero problema, quello al quale abbiamo il dovere di far fronte il prima possibile. Prima di parlare di parità di genere, di uguaglianza, di diritti.
Perché no, il fatto che sia stata data la possibilità alle madri di mettere il proprio cognome ai nascituri non rappresenta nessun passo avanti verso la parità di genere, così come non rappresenta una novità che un uomo accompagni la propria donna a parlare di vulvodinia.
Si, tutte queste non sono altro che cose normali.


E non dobbiamo aver paura di ammetterlo, anzi, abbiamo il dovere ammettere che se vogliamo realmente ottenere la parità e i diritti di cui sempre parliamo, dobbiamo cambiare le cose cominciando proprio dal non far si che ciò che è normale faccia notizia come fosse qualcosa di straordinario.

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