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7 Luglio 2022

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L’Italia rischia di essere il Paese piu ignorante d’Europa

di Valeria Torri

Emerge da una classifica dei Paesi più “ignoranti” al mondo, chiamata “Perils of Perception”, ovvero “Pericoli della Percezione”, che l’Italia sarebbe il paese più ignorante d’Europa e il dodicesimo nella classifica mondiale, con scarse possibilità di miglioramento a causa delle incalzanti forme di analfabetismo. La classifica in questione è elaborata annualmente dall’istituto di ricerca Ipsos-Mori, importante azienda inglese di analisi e ricerca di mercato. 

Approfondendo il contesto della ricerca, si comprende che con il termine “ignoranti” la classifica qualifica la percentuale delle persone che “ignorano”, non percepiscono correttamente, ciò che accade nel proprio paese.

Uno studio dell’Institute for Strategic Dialogue rivela che gli italiani sono, tra gli europei, coloro che danno maggior credito alla propaganda del Cremlino. Infatti, nel nostro paese si registra il maggior numero di post condivisi sui social che negano la veridicità della recente strage di Bucha in Ucraina.

Non desta, quindi, stupore il fatto che in Italia vi siano serissimi problemi culturali. I commenti sull’ignoranza italiana si sprecano, dai più noti palchi televisivi nazionali ai salotti politici e culturali della città. Tuttavia, dinanzi all’evidenza statistica, si deve sfoggiare il migliore fair play possibile e concentrarsi piuttosto sulle ragioni del dislivello culturale italiano, rispetto al resto d’Europa.

L’attualità e la scuola

Alla scarsa conoscenza dei temi di attualità corrisponde un’altrettanta inadeguata preparazione scolastica. Stavolta, è un rapporto Istat del 2020 a dare evidenza di come l’Italia presenti livelli di scolarizzazione tra i più bassi dell’Unione Europea. In Italia hanno almeno un diploma quasi i tre quarti dei giovani tra i 30 e i 34 anni contro la media dell’84% nell’UE27. Il divario, si legge nel rapporto, è maggiore, e crescente, se si considerano i 30-34enni con titoli universitari, pari al 27,6% nel nostro paese (ultimo nell’Unione insieme alla Bulgaria), contro il 40,3% per l’UE27”.

La scuola ha sicuramente un ruolo, e un dovere che va oltre l’insegnamento nozionistico. Secondo Ipsos-Mori 2018-2021, nei test Invalsi non siamo affatto tra i migliori e la lettura di libri risulta tra le abitudini riservate a una ristrettissima élite del nord Italia. 

Ma se questo non bastasse a giustificare la necessità di ripensare il sistema scolastico italiano, oggi, arriva il confronto con la preparazione degli studenti ucraini rifugiatisi in Italia, come ulteriore elemento di riflessione.

Più di qualche docente non ha potuto fare a meno di rilevare la distanza di circa un anno, come si legge sul forum di “orizzonte scuola” su facebook, che vedrebbe i giovani ucraini in vantaggio rispetto ai colleghi italiani, soprattutto nelle materie scientifiche. 

Per primi, sono stati gli insegnanti francesi a dichiararsi impressionati dal livello di preparazione in matematica degli studenti ucraini. Alcuni docenti italiani, a seguire, hanno espresso il proprio giudizio sull’eccelsa preparazione degli alunni ucraini nelle lingue straniere. 

Le iniziative in campo

La Commissione Cultura di Montecitorio ha approvato, recentemente, una risoluzione che impegna il governo a tenere aperti gli istituti scolastici durante il periodo estivo. A supporto dei quasi 40.000 minori ucraini arrivati in Italia, per continuare nel lavoro di integrazione didattica, linguistica e culturale.

L’argomento non è d’interesse esclusivo del Ministero dell’Istruzione. Ad evidenza del fatto che a partire dalla scuola si possano porre le basi per uno sviluppo sociale, culturale ed economico del paese, addirittura alcuni analisti della Banca d’Italia si sono concentrati sul metodo di insegnamento più efficace per migliorare l’apprendimento degli studenti. Lo studio, molto dettagliato, ha illustrato le modalità per studiare bene e per andare bene a scuola. Secondo Bankitalia, ogni insegnante, per essere più efficace, dovrebbe riprendere gli argomenti dell’anno precedente per collegarli a quelli attuali. Sempre che ne abbia il tempo, visto che l’Italia è uno dei Paesi europei dove le vacanze scolastiche estive durano di più.

Il nostro paese compare nelle ultime posizioni in Europa anche nelle attività motorie: “Siamo al 42esimo posto in Europa” per la salute dei ragazzi di età scolare. Lo ha affermato la Presidente della Società italiana di Medicina dell’adolescenza Gabriella Pozzobon.  “Sarebbero necessari – ha sottolineato Pozzobon – 60 minuti al giorno di attività motoria per salvaguardare e migliorare la salute fisica, mentale e cognitiva dei ragazzi. Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) raccomanda un’ora di sport al giorno, cioè 20 ore al mese e 200 l’anno. Se si considera che le ore di educazione fisica nella scuola italiana, sono circa 8 al mese, significa che i nostri bambini devono praticare lo sport fuori dalla scuola per circa 12 ore al mese (3 ore a settimana) per raggiungere le raccomandazioni dell’OMS. Senonché, dice un rapporto del Consiglio Europeo, nell’80% dei casi, i bambini fanno ginnastica solo a scuola. 

Dando uno sguardo all’orario scolastico italiano nel suo complesso, il tempo assegnato all’educazione fisica è un terzo di quello dedicato all’apprendimento della lingua e circa la metà di quello per le ore di matematica. Si fa presto a comprendere che all’attività sportiva si dedica un tempo marginale rispetto alle altre materie in programma. Attenzione. Non finisce qui: si fanno più ore di ginnastica che ore di educazione artistica… In Italia, culla della cultura e dell’arte. Insomma, non meraviglia il fatto che gli italiani siano diventati, anche nella cultura, nella preparazione scolastica, nell’attività sportiva, il fanalino di coda d’ Europa.

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