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2 Luglio 2022

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Il riconoscimento del professionismo sportivo femminile della FIGC non è un passo avanti verso la parità perché il fatto fa ancora notizia

di Anna Adamo


La Federcalcio ha deciso, il professionismo sportivo femminile è stato riconosciuto.
Una svolta storica per gli sportivi e per coloro i quali di sport sono appassionati, che, però, non può essere considerata un traguardo, un punto di arrivo, perché non lo è affatto.
Ebbene si, il fatto che il professionismo sportivo femminile sia stato riconosciuto non è altro che un punto di partenza verso una parità di genere ancora troppo lontana.
E no, non si dica che sia solo l’inizio o che questo sia sempre meglio di nulla, perché questa volta tale concezione non trova spazio. Il nostro problema del resto è proprio questo, ci accontentiamo delle briciole pur sapendo di meritare molto di più, ed è così che la diamo vinta agli altri, a chi fa ancora fatica a riconoscere alle donne delle qualità e delle competenze.
La diamo vinta a chi le donne ancora le utilizza per favorire gli uomini, a chi vuole vederle un passo indietro a questi ultimi. E no, tutto questo non è più ammissibile.

Perché non è notizia


Non può più accadere, in ballo c’è la dignità, ci sono i sacrifici delle donne e non possono essere vanificati per colpa di chi di questa parità ne parla, ma in realtà neanche vuole che avvenga. E non si può neanche accettare che lo stralcio di parità che ogni tanto si verifica, per quanto importante e da non sottovalutare possa essere, venga fatto passare come una svolta storica e faccia notizia. Perché, nel momento in cui questi avvenimenti fanno notizia e vengono considerati come qualcosa di straordinario, è evidente che ci sia un problema e la parità di genere non è stata raggiunta per nessuna ragione al mondo.
Se veramente la parità di genere fosse stata raggiunta, avvenimenti come il riconoscimento del professionismo femminile non farebbe notizia, ma sarebbe considerato una cosa normale e probabilmente esisterebbe già da tempo.
Non si può di certo negare che per ciò che concerne i diritti delle donne sia stato fatto tanto, ma è evidente si debba fare ancora tanto, partendo dal non considerare straordinarie quelle cose che dovrebbero essere normali poiché non sono altro che diritti che spettano alle donne così come agli uomini.
Ben venga, sia chiaro, il riconoscimento del professionismo femminile, ma a patto che non sia considerato un passo avanti verso la parità di genere, perché questo si potrà affermare solo quando avvenimenti del genere non faranno più notizia.

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