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4 Luglio 2022

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Covid, l’ibuprofene entro le 72 ore riduce il numero di ospedalizzazioni

E’ confermato che un intervento terapeutico precoce a domicilio in pazienti con il Covid-19 (entro 72 ore dall’inizio dei sintomi), con i farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’ibuprofene, determina una significativa riduzione del numero di ospedalizzazioni e della durata dei sintomi rispetto a un trattamento tardivo (oltre le 72 ore). Lo studio effettuato dai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid19 e’ pubblicato sulla rivista American Journal of Biomedical Science and Research. L’analisi di Serafino Fazio, Sergio Grimaldi e Andrea Mangiagalli, medici del Consiglio Scientifico del Comitato, e’ di tipo retrospettivo osservazionale e ha preso in esame i dati di 966 pazienti non vaccinati (selezionati appositamente per valutare l’impatto della cura in assenza di supporto vaccinale), trattati con ibuprofene, aspirina, nimesulide, indometacina, ketoprofene da alcuni medici del gruppo tra febbraio e dicembre 2021. Stesse conferme giungono anche analizzando i dati di un congruo (339) sottogruppo di pazienti piu’ anziani (over 50) con eta’ media di 60 anni. Tra i farmaci anti infiammatori utilizzati, indometacina e nimesulide hanno determinato zero ospedalizzazioni, a seguito di somministrazione entro le 72 ore dall’inizio dei sintomi. Sono stati documentati i decessi di 6 pazienti (tutti over 50 con almeno una comorbidita’), 1 nel gruppo che aveva iniziato la terapia entro le 72 ore (over 80 con patologie pregresse) e 5 nel gruppo che aveva iniziato la terapia piu’ tardivamente. Alla luce dei risultati della recente letteratura, l’indometacina, supportata anche da uno studio randomizzato e controllato verso paracetamolo, risulta il farmaco elettivo. “Questa ulteriore pubblicazione, su un numero consistente di pazienti, conferma la necessita’ di intervenire in fase precoce, come ribadito da oltre due anni dai nostri medici, e avvalorato da uno studio randomizzato indiano”, ha detto l’avv. Erich Grimaldi, presidente del Comitato, “i nostri volontari medici, ricercatori, statistici e analisti, stanno continuando la raccolta dati per poter elaborare uno studio ancora piu’ ampio”. Il Comitato Cura Domiciliare attende da due anni uno studio randomizzato sui FANS, gia’ approvato da AIFA, con pero’ il paracetamolo consigliato nelle linee guida ministeriali quale farmaco per il gruppo di controllo “per dimostrarne la definitiva inefficacia, se non forse pericolosita’”, ha precisato Grimaldi, che ha aggiunto: “il ministero della Salute deve comprendere che la battaglia contro il virus non si potra’ mai vincere con un’unica arma, soprattutto se non efficace sulle continue varianti”. “La realta’ delle cose e la trasparenza informativa non sono assolutamente state compagne di viaggio in questi anni di Covid”, ha detto la portavoce del Comitato Valentina Rigano, “gli studi, le persone, hanno dato ampiamente prova di come sia fondamentale un approccio precoce e con determinati farmaci. La verita’ viene sempre a galla, e sta gia’ accadendo”. 

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