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7 Luglio 2022

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Disegnate l’inferno e scrivete i nomi dei compagni che vorreste vedere morti. Shock in una scuola elementare a Roma

di Anna Adamo


Mette i brividi l’esercizio assegnato da una maestra di una scuola della provincia di Roma agli alunni di seconda elementare. “Disegnate l’ inferno e scrivete al suo interno i nomi dei compagni che vorreste vedere morti”.
Recita così la traccia che ha lasciato sgomenti alunni e genitori, i quali senza neanche pensarci due volte hanno segnalato l’accaduto alla preside.

La maestra


“Quella maestra, dicono alcune mamme, è una donna che va aiutata. Non è la prima volta che fa qualcosa di poco consono al lavoro che è chiamata a svolgere”. Si dice, infatti, che la donna in passato sia stata trovata aggrappata ad una corda mentre era affacciata alla finestra e abbia, senza alcun motivo, aggredito fortemente un alunno disabile.
Sono comportamenti di una gravità senza paragoni e fingere che nulla sia accaduto è impossibile. E, altrettanto impossibile, é affermare che quest’ultima sia, come invece sostiene la preside, un’insegnante come le altre.
Ci ritroviamo dinanzi, alunni spaventati e genitori ai quali oltre il danno è toccata anche la beffa, data dal non essere presi in considerazione.
É giusto che una preside difenda le insegnanti che lavorano nell’ istituto che è chiamata a dirigere, ma in questo caso no. Che una preside difenda l’indifendibile non si può tollerare.
Non quando la parte lesa è rappresentata da bambini così piccoli, per i quali la scuola, vista l’età che hanno, svolge un ruolo fondamentale per la loro crescita.

Il ruolo della scuola


Inevitabilmente, viene da chiedersi se la scuola può essere ancora considerato un luogo sicuro, realmente adibito alla formazione di bambini e ragazzi. E viene anche da chiedersi dove siano finiti tutti buoni propositi per contrastare la violenza di cui si parla, se si mette in campo l’esatto contrario.
Ebbene si, perché quanto fatto da quella maestra, non è altro che istigazione alla violenza.
Una violenza di cui i bambini non possono e non devono essere protagonisti.
Dove andremo a finire se continuiamo di questo passo, nessuno può saperlo, però una cosa è certa: è evidente che nelle nostre scuole ci siano problemi che non possono più essere ignorati, giustificati. Si, perché ricordiamo che questa non è l’unica maestra ad aver commesso un’azione così grave e non sarà neanche l’ultima, purtroppo.
Vogliamo davvero questo per i nostri bambini? Vogliamo davvero che siano educati alla violenza? No, nessuno lo vuole.
Lo sappiamo tutti che il bambino violento di oggi diventerà l’adulto violento di domani.
E no, che ciò avvenga non possiamo permetterlo.
Lo dobbiamo a tutte le persone che a causa della violenza hanno perso la vita. Lo dobbiamo ai bambini, che non possono vivere in un mondo in cui il male prende il sopravvento sul bene. Abbiamo il dovere di fermare chi fa della violenza il proprio punto di forza, perché se ancora restiamo a guardare, se ci apprestiamo a giustificare chi assume comportamenti poco consoni ai lavori che è chiamato a svolgere, come ha fatto la preside di quell’ istituto, non facciamo altro che renderci complici di un sistema malato che danneggia i bambini.
Siamo ancora in tempo per far si che le cose cambino, non ci resta che agire.
Del futuro che ci attende i bambini sono i protagonisti, non gli spettatori.
Facciamo si che lo siano con la consapevolezza del fatto che la violenza uccida la dignità, quindi non vada praticata e neanche chi la pratica debba essere giustificato e protetto.

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