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24 Maggio 2022

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Bambino autistico deriso dalle insegnanti. Ribolle il sangue nelle vene  

di Anna Adamo

Lo chiamavano “ansia”. Erano felici, perché avesse contratto il Covid-19. “É autistico,resti a casa”, dicevano.

Si comportavano così, le maestre di una scuola primaria di Roma, nei confronti di un bambino autistico. Veniva offeso, deriso da coloro che avrebbero dovuto occuparsi della sua istruzione e avrebbero dovuto contribuire a fargli vivere una vita quanto più normale possibile. É ancora incredula, la madre, mentre racconta questo orrore di cui è venuta a conoscenza tramite un gruppo Whatsapp. 

Perché, si, è proprio lì che le maestre si divertivano a prendersi gioco di questo bambino, su una chat. Come se fosse una conversazione qualunque.

Come se potessero permetterselo, delle insegnanti, di agire in questo modo.

Come se il web conferisse automaticamente la possibilità a tutti di fare o dire qualsiasi cosa. No, questa è una di quelle storie che non ci meravigliano per niente. 

Non è la prima e neanche l’ ultima di cui è protagonista un bambino con disabilità vittima di discriminazioni da parte dei normodotati. É semplicemente l’ ennesima. 

Una di quelle che fanno ribollire il sangue nelle vene. Una di quelle dinanzi alle quali non ci si può non chiedere come sia possibile che determinate cose possano ancora avvenire, per giunta in una scuola, luogo responsabile della formazione degli uomini e delle donne del domani. E soprattutto, non ci si può non chiedere dove siano finite tutte le promesse, le belle parole, quelle secondo le quali la disabilità sia una parte del mondo e non un mondo a parte, che si dicono durante i convegni, le manifestazioni, i post sui social, visto che, terminati questi ultimi si è di nuovo al punto di partenza.

Riprendono le offese. E si, i disabili ritornano ad essere come sono sempre stati, soli, tra tanta gente che non fa altro che strumentalizzarli pur di raccogliere qualche consenso.

No, non si dica non sia così. Perché,se così non fosse la vita di una persona disabile sarebbe diversa. 

Sarebbe una vita normale,probabilmente caratterizzata da qualche offesa in meno e una presa in considerazione in più.

Invece,no, non lo è. Non lo è per questo bambino e per nessun’altra persona disabile. Perché, la verità è che della disabilità non importa niente a nessuno. 

La verità è che la disabilità è vista come un ostacolo, uno di quelli che danno fastidio e quindi devono essere questi da parte.

Ebbene si, è questa la verità. E bisogna ammetterlo. 

Bisogna ammettere che l’inclusione di cui spesso si parla in realtà non esiste e se si continua su questa lunghezza d’onda non esisterà mai. Almeno questa verità, ai disabili e a chi sta loro accanto, gliela si deve. Gliela si deve, come forma di rispetto per il loro essere umani, ancor prima che per le patologie dalle quali sono affetti, in quanto, non bisogna dimenticare che prima della disabilità c’è la persona. 

Quella che abbiamo il dovere di rispettare a prescindere da tutto.

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