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26 Maggio 2022

Chi siamo

Nude allo specchio, ecco Jessica Vitagliano, l’avvocato difensore di donne e lavoratori

di Felice Massimo De Falco

Rosa Jessica Vitagliano è avvocato civilista, che si occupa principalmente di diritto di famiglia, diritto minorile, diritto del lavoro e diritto amministrativo. Sposata e mamma di Luigi, un bellissimo bambino di tre anni e mezzo.

Da tempo impegnata nel sociale, è stata relatrice di innumerevoli convegni per la lotta contro il bullismo e le nuove dipendenze.

Ha aderito a diverse iniziative per la lotta contro la violenza di genere ( tra cui Donna inDifesa,  ed eventi  organizzati dal consiglio Nazionale Forense).

E’ stata nominata per due volte dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di  Napoli Nord come membro della commissione pari opportunità.

E’ una delle fondatrici dell’Associazione Alpha Lawyersdi Napoli Nord (associazione di avvocati), di cui tuttora è un membro del direttivo con la carica di tesoriere.

In tale veste si occupa da diversi anni anche della formazione degli Avvocati attraverso l’organizzazione di corsi di formazione presso il tribunale di Napoli Nord. 

Esteta, amante dell’eleganza e della moda parigina è, innamorata della “Ville Lumiere” tant’è che la ritiene la sua seconda casa.

Estimatrice dell’arte in ogni sua estrinsecazione, in particolare della pittura in cui si diletta , e della danza classica che ha praticato per quindici anni. 

– Sei avvocato per passione. Come si traduce nella pratica?

La passione è un sentimento  che può essere tranquillamente paragonato  al fuoco, va quotidianamente alimentato con nuovi stimoli e quindi con nuovi obiettivi personali.

– La legge Zan si è arenata. Ma di cosa c’è bisogno per legittimare la società gender?

Sicuramente occorrono leggi per quanto possibile condivise che non si concretizzino in imposizioni culturali. La società civile è dinamica ed in continuo mutamento, la divulgazione e l’informazione secondo tali parametri possono agevolare un’evoluzione culturale.

– La donna di oggi è più libera o più licenziosa?

La donna purtroppo ancor oggi non è abbastanza libera a mio avviso. Manca ancora uno step per realizzare una libertà piena ovvero l’eliminazione di ogni ostacolo alle pari opportunità in tutti i campi. Ad esempio  è assurdo nel terzo millennio riscontrare gap salariali tra generi ovvero limitazioni lavorative per le mamme. I paesi del Nord Europa già da tempo hanno avviato una rivoluzione in tal senso, con rammarico devo invece riscontrare che il legislatore italiano ha fatto molto poco.

– Esiste una violenza di genere sottaciuta dalle stesse donne. È il trionfo delle donne maschiliste?

Noi donne abbiamo una forza incredibile, ritengo inutile annoiarti parlando dei millenni di abusi perpetrati ai nostri danni, mi limiterò alla quotidianità. Quasi tutte le donne oltre ai problemi lavorativi, si caricano addosso quotidianamente il peso della famiglia ed in più, la nostra natura ci fa affrontare molto spesso degli eventi traumatici ed allo stesso tempo bellissimi come il parto che il nostro omologo maschile nemmeno si sogna. Tuttavia molto spesso non riusciamo a fare squadra e, guardando le altre donne, in luogo di far scattare un naturale senso di solidarietà, molto spesso ci facciamo fregare dagli stereotipi culturali che ci hanno imposto e che costituiscono l’origine delle nostre pene. Quando le donne capiranno nella loro totalità che occorre essere solidali tra loro, avremo completato la rincorsa millenaria ai nostri diritti.

– Traccia il profilo del tuo Capo dello Stato

Rischio di essere ripetitiva deve essere, a mio avviso, una donna! Mi piace molto la Cartabia è sicuramente la più titolata di tutti gli altri candidati maschili, forse le manca un pochino di esperienza politica ma, quella si può acquisire sul campo.

– Come ti rivolgi ai clienti poveri di risorse?

Sicuramente con lo stesso entusiasmo e lo stesso impegno con cui mi rivolgo agli Assistiti facoltosi…l’importante è risolvere il problema poi, una soluzione economica soddisfacente si trova sempre…ripeto, è un discorso che vale per tutti gli Assistiti. Ricordiamoci che :“La legge è uguale per tutti”.

Al riguardo c’è una citazione di Calamandrei che mi è rimasta a cuore : “La legge è uguale per tutti” è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l’aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria.“ ( cit. Piero Calamandrei 1954). 

– La separazione delle carriere dei magistrati è necessaria?

Ritengo di sì, ci sono funzioni diverse nell’ambito della Magistratura che è giusto valorizzare con carriere diverse. A mio avviso una riforma del genere valorizzerebbe ancora di più la figura del magistrato, eliminando commistioni che per la delicatezza delle funzioni svolte non dovrebbero verificarsi.

– Quali confini ha l’estetica di una donna?

Ovviamente ognuno ha i suoi parametri…direi che il confine deve essere sentirsi bene con se stessa, poi se vuoi il mio personalissimo parametro ritengo opportuno che nessuno debba mai stravolgere se stessa in nome dell’apparire.

– C’è sessismo nella tua categoria?

Sì, come in tutte le categorie professionali, il sessismo si percepisce per ogni aspetto della professione, dal confronto con i Colleghi maschi a quello con gli Assistiti maschi, i quali, soprattutto nell’approccio iniziale partono prevenuti ovvero cercano in qualche modo di prevaricare il loro stesso difensore probabilmente inconsciamente, nel senso che ritengono naturale farlo quando si confrontano con una donna. In ogni caso una volta che gli si fa comprendere il rispetto dei ruoli, diciamo che tutto diventa più facile…poi alla fine…diventano come bambini che hanno bisogno di protezione e tornano sempre. Si vede che si trovano bene 😉.

Per deboli quindi intendi gli emarginati i poveri e le donne?

Ovviamente quelle da te citate, sono le categorie sociali più evidenti ma accanto a queste, si stanno creando delle ampie sacche di persone che un tempo nessuno avrebbe mai inquadrato come fragili ma che oggi si trovano nella condizione di chiedere aiuto al prossimo. Mi riferisco ad esempio ai lavoratori ultra cinquantenni che perdono il posto di lavoro in un’età che molto spesso non gli permette di reintegrarsi. Queste persone che un tempo potevano ben progettare la pensione dopo 20 – 25 anni di lavoro su cui hanno costruito la propria vita, vedono di punto in bianco cadere tutte le proprie certezze. Queste persone nei cui occhi oltre alla tristezza si percepisce il senso di smarrimento per un presente complicato ed un futuro inesistente, queste persone che devono chiedere ai loro figli di rinunciare all’Università, alle loro famiglie di rinunciare alla casa dopo aver pagato 20 anni di mutuo, vengono lasciate dal legislatore sole ed in condizione di debolezza anche psicologica che li rende appunto altrettanto “fragili”.

Orbene in questi casi oltre che dalla responsabilità professionale, mi sento investita di tutti i loro problemi e quindi, anche di quelli personali pertanto, una parola di conforto, un approccio sensibile che tiene conto della peculiarità di quelle situazioni è a mio avviso necessario. Vedi, in questi casi queste persone vengono abbandonate da tutti, e l’Avvocato diventa la loro unica ancora di salvezza, in tutti i  sensi.

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