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4 Febbraio 2023

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La svolta di Salerno non premia Concita 

di Luigi Crespi

In queste ore si sono moltiplicate in modo sospetto le richieste d’intervento nelle campagne elettorali. Dopo l’intervista che ho rilasciato a Giovanni Terzi sembra che la mia opinione sull’approccio dei vari candidati sia di diventata rilevante, ma nervosamente mi sottraggo. 

Mi tengo lontano da polemiche e giudizi, da cose che mi appassionano poco o per niente e ho deciso di occuparmi in queste pagine di due cose che amo il cinema e la televisione. 

Per la seconda volta in cinque anni sono al Festival del Cinema di Venezia con mio fratello Ambrogio questa volta entrambi in qualità di sceneggiatori, con un documentario “Le Sette giornate di Bergamo” che vede alla sua prima regia un’ispirata Simona Ventura. 

La televisione invece è il punto dal quale ha preso il via la mia carriera e vorrei fare un’analisi tra i due programmi di punta dell’informazione estiva: Veronica Gentili con Controcorrente su Rete4 e In Onda con Parenzo/De Gregorio su La7. Quest’ultima inserita al posto di Luca Telese, una giornalista di rango, elegante e che ha brillato con programmi innovativi su Rai Tre, ingaggiata da Andrea Salerno il direttore de La7 che non sembra abbia fatto una scelta felice non solo perché il programma ha perso quasi sempre la sfida con Rete4, ma perché il distacco è stato costante: 200 mila teste e 1,5/1,8 contatti. 

Questo significa che non c’è più (come lo scorso anno) una prevalenza e uno switch dovuto a temi ospiti e/o puntate, ma un dominante e un inseguitore che non riesce a entrare in partita. Questo è un doppio danno per l’immagine della Rete e per la pubblicità che si venderà il prossimo anno sulla base dei dati di questo.

Il tema è il contenuto: lo scorso anno InOnda è stato più Mainstream (tutti i ministri, ma anche la Meloni e Salvini), ma anche più irriverente, se non irregolare. Ancora di più l’anno prima. Parenzo/De Gregorio invece sono establishment e fanno sembrare la Gentilì una moschettiera.

Mi ha colpito la risposta di Travaglio al lettore sugli ascolti di InOnda:

– “Come mai lei e Scanzi non ci siete mai?”

– “Volevano fare meno ascolti. E ci sono riusciti”

La televisione deve essere sempre “larga”, inoltre Concita De Gregorio ha in qualche modo “disattivato” Parenzo: “Ti saluto e ti ringrazio David” e lui “Guarda che io conduco questo programma con te!”.

Allo spettatore medio non piace l’emarginazione di uno che sta lì, direbbe Freccero: “Un errore di grammatica”, mentre Telese, in un gioco di ruolo riusciva a “dargli luce” e costruirgli una identità specchiata alla sua, anche quando potenzialmente erano d’accordo. E aggrappandomi alle loro differenze:

– “Io, caro Luca, ho già scaricato Immuni!”

– “Bravo. A me non passa nemmeno per la testa”.

“Noi pensiamo che occorra un discorso di responsabilità”.

– “Voi chi? Gli opinion leader del quartiere Mazzini?”.

Anche lui dava il meglio perché la caratterizzazione gli regalava un’altra identità rispetto al ruolo di spalla della zanzara

“Caro David, voi ex Renziano redenti…”.

“Non sono mai stato renziano, sono un riformista europeo”

Era un sottotesto che divertiva molto

David che litiga con la Meloni: “Lei Parenzo ha intitolato questo libro i bugiardi, dicendo nel sottotitolo che parla di noi sovranisti. Io credo piuttosto che si tratti di una autobiografia”. Ah ah ah

E Parenzo: “allora mi quereli”

Quest’anno la Meloni non è andata perché non è più Mainstream.

Il punto è la “formula segreta” della Gruber che nella precedente edizione di InOnda veniva declinata in modo diverso ma in continuità, e che oggi è stata violata: devi invitare Travaglio, Scanzi e Montanari non perché sei “Fattista”. Devi invitare loro, ma anche Sallusti e Borgonovo, perché LA7 alle otto e mezza deve essere briosa e politicamente rappresentativa del paese: c’è una linea (Gruber) è un minority report, ma Salvini alla Gruber porta il mazzo di fiori dopo che lei gli ha detto: “Spegnete il microfono a Salvini”. Con Concita non litiga, lei non fa domande difficili, e tutti percepiscono che la disprezza in quanto radical chic. Non la riconosce come avversaria, non ci combatte, Parenzo è declassato perché ridotto al rango di attendente, quindi non c’è racconto. Due anni fa, invece, dopo una raffica di domande sugli sbarchi, disse: “Io di fronte a due giornalisti comunisti mi arrendo”. I suoi fan in delirio, i nostri in delirio, Retequattro spenta.

La formula segreta della Gruber è che devi avere la serie A di tutto (virologhe comprese): la Viola trasformata in principessa, Cacciari, campione dell’apocalisse, unici no vax a cui Gruber riconosce il diritto di parola) perché solo così costringi lo spettatore di destra e irrequieti di sinistra, che non condividono le tue idee a non staccarsi.

Ma anche sul popolo della sinistra c’è un problema simile. Concita De Gregorio ha mostrato una comunicazione da Rai Tre e da festival delle idee di Repubblica. L’apparenza non è nemmeno dichiarata, è sottintesa: quindi chi non capisce il sottointeso, o non capisce o si sente escluso. Telese e David, in modo simbolico, coprivano tutto lo spettro. E quando per eclettismo Telese scavalcavo Parenzo a destra, o Parenzo nel suo modo chic era più radical di Telese, entrambi compensavano in automatico. Nessuno dei due era canonicamente Grillino, e hanno invitato la Azzolina ospite fissa. De Gregorio/Parenzo invece diventano entrambi gruppo Gedi. Chi non coglie le sottoletture dice: “È noioso”. Ma i lettori di “Invece Concita” sono entusiasti, e lei che venendo da Raitre non capisce che la tv è larghezza è inebriata dalla larghezza (in numeri assoluti) di quella fetta sottilissima che le dice “quanto sei brava”. 🙂

Luigi Crespi

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